Pirelli, Gori fuori. Tronchetti avvia l’era del “ghe pensi mi”

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Francesco Gori, come avevo anticipato su questo blog, ha rassegnato le sue dimissioni da Pirelli. Ha firmato un patto di non concorrenza di tre anni: il che vuol dire che non potrà essere assunto – che so io – da Michelin o da altri competitor del gruppo milanese. Un peccato, perché sicuramente a molte società di pneumatici non sarebbe dispiaciuto potersi avvalere della sua bravura ed esperienza.

Sul motivo delle dimissioni il comunicato di Pirelli glissa. Mentre il numero uno Marco Tronchetti Provera ha dichiarato che “dopo il riassetto organizzativo degli ultimi tempi, che ha portato ad accorciare la catena di controllo all’interno dell’azienda, è chiaro che il ruolo che aveva il dottor Gori gli andava un po’ stretto”.

E in effetti basta un’occhiata a come sono state riorganizzate funzioni e deleghe per capire che Tronchetti deve aver deciso di tornare dominus incontrastato della gestione del gruppo: si parla di un “ulteriore accorciamento della catena decisionale” con il “superamento dell”Executive Office” (= niente ad) e la “contemporanea creazione di due nuovi ruoli a diretto riporto del presidente e chief executive officer, Marco Tronchetti Provera”, ovvero il  chief technical officer, detto anche “cto” (acronimo da scongiuri) e il chief  commercial officer (cco).

Quanto alle previsioni sull’andamento del gruppo, nella nuova era tronchetticentrica, c’è da sottolineare che gli obiettivi sono stati rivisti leggermente al ribasso. Ma sono tempi duri per tutti. Il titolo Pirelli prima e dopo l'annuncio dei dati

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  1. “gli obiettivi sono stati rivisti leggermente in ribasso”. In realtà mi sembra un concetto opinabile. Pirelli ha rivisto le stime di fatturato per il 2012 (da € 6,6 a 6,45 mld), ma ha incrementato la marginalità attesa a livello di ebit per via del diverso mix (in sostanza dopo il primo trimestre si aspettano volumi complessivamente inferiori, una crescita maggiore del previsto del segmento premium e minore incidenza dell’inflazione sulle materie prime).

  2. Gentile Lorenzo, grazie per il suo commento.
    Ha ragione, hanno ridotto le stime su volumi e ricavi, nonché quelle sugli investimenti, mentre sui margini in realtà l’obiettivo di ebit sarebbe leggermente più alto del precedente (almeno 800 milioni di euro, superiore al 12% dei ricavi, da “superiore o uguale al 12%”).
    ma nel comunicato non era specificato così chiaramente: non avendo dato una cifra assoluta di riferimento relativa al precedente obiettivo (mi dicono fosse di 790 milioni), ma solo il margine sul fatturato, quel leggerissimo miglioramento poteva essere legato ai minori ricavi attesi, visto che si trattava comunque di variazioni minime. Tanto che una banca d’affari, Cheuvreux, sul punto ha commentato che le previsioni sull’ebit erano “più che confermate” (e non “migliorate”).
    mentre sulla “crescita maggiore del previsto del segmento premium” la devo contraddire: la crescita è prevista al 20% (prima era attesa “almeno al 20%”).
    In ogni caso, non mi sono soffermata sui target – e ho liquidato il punto con mezza frase appena – perché non era l’argomento dell’articolo, focalizzato sul sistema di deleghe e sull’organizzazione di funzioni e poteri.
    Ma la ringrazio molto per il contributo.

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