Azioni di responsabilità, Telecom come Ponzio Pilato: il cda se ne lava le mani

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Tipi strani, i consiglieri Telecom. Ieri pomeriggio, il cda chiamato a decidere su eventuali azioni di responsabilità nei confronti di Riccardo Ruggiero (ex ad) e Carlo Buora (ex vicepresidente) ha preferito compiere una scelta pilatesca. Quella di cambiare l’ordine del giorno dell’assemblea in agenda per il prossimo 18 ottobre e chiedere, anziché l’approvazione sulle azioni di responsabilità, quella sulle proposte di transazione presentate dagli ex vertici. Le proposte prevedono che Buora paghi al gruppo un milione di euro (per le vicende relative alla security) e Ruggiero un milione e mezzo (per la faccenda delle SIM false, per la quale il manager è stato peraltro rinviato a giudizio in un procedimento penale).
Questo vuol dire che, dopo la prescrizione della possibilità di agire contro l’ex numero uno Marco Tronchetti Provera, che tanto aveva indisposto i piccoli azionisti, non ci saranno conseguenze nemmeno per Buora e Ruggiero (a parte l’alleggerimento del portafoglio, ovviamente)?
Non è affatto detto. Perché il cda ha contestualmente deciso che, se sulle transazioni dovesse arrivare voto contrario da parte di un numero di azionisti che corrisponda almeno al 5% del capitale sociale, si procederà “in via subordinata” alle azioni di responsabilità.
Suvvia, un 5% di azionisti imbufaliti non sono così difficili da trovare: solo con i fondi sopra il 2%, Blackrock e AllianceBernstein, si arriva a ridosso di questa soglia. Possiamo quindi ipotizzare che le possibilità che l’azione si faccia sono abbastanza elevate.
E allora perché deliberare a favore delle transazioni? Decidere subito di chiedere all’assemblea un placet alle azioni di responsabilità sarebbe stata una mossa più dignitosa, davanti al mercato, tanto più dopo le polemiche suscitate in passato dalla scelta di non prendere posizione contro gli ex vertici.
E poi vorrei proprio sapere cosa se ne fa Telecom di due milioni e mezzo di euro: una cifra che è argent de poche per un gruppo che ha appena collocato un bond da un miliardo, per dire. Suggerisce che ci siano ulteriori ragioni, non economiche, per accettare quelle due misere lirette.
Ammesso che il prezzo sia quello giusto, visto che secondo quanto dice Asati i costi accertati (rapporto Deloitte) per gli illeciti compiuti nella passata gestione sono ammontati a 120 milioni di euro. Insomma, se almeno il 5% degli azionisti dovesse avere una calcolatrice, per Buora e Ruggiero potrebbe non mettersi bene.

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