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Io, Jonella

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Da mesi si parla di salvataggio di Fonsai, e non lo si dice chiaramente ma lo si sussurra a mezza voce: salviamo la società assicurativa ma accompagniamo gentilmente alla porta i Ligresti. Sarà, ma il fatto che Jonella Ligresti, esautorata dalla presidenza, sia stata nominata vicepresidente, mi colpisce. Non solo perché ho l’impressione che la figlia minore di Salvatore Ligresti in fondo abbia altri interessi, ma proprio non ce la faccia a mollare le poltrone, conquistate peraltro per diritto ereditario: ieri è entrata in cda ribadendo di voler fare ancora il presidente (è evidentemente che non le abbiano dato retta), e dal cda di Mediobanca non risultano ancora pervenute le sue dimissioni.

Forse la storia di Jonella mi colpisce perché anni fa, da stagista, una persona distratta alla reception di Pirelli mi scambiò per lei. Era il mio secondo giorno di lavoro da aspirante cronista finanziaria, la mia conoscenza della materia e delle pratiche del giornalismo d’agenzia era prossima allo zero assoluto. Mentre rabbridivo di fronte a un take di analisi tecnica, la mia capa mi disse: “C’è il cda di Pirelli stamane e non c’è nessun giornalista vero che possa andare a fare door stepping. Ergo, devi andarci tu”.

Sbiancai visto che non sapevo nemmeno cosa fosse un door stepping (che poi è l’ingentilimento anglosassone del concetto di “appostamento”), la capa mi tranquillizzò premurosamente: “Non ti preoccupare, è normale non sapere che pesci prendere all’inizio. Tu fa’ quello che fanno gli altri giornalisti, appena hai qualcosa da dettare chiama”. Ok, devo solo guardare cosa fanno gli altri giornalisti, mi ripetei come un mantra fino all’arrivo alla sede di Pirelli. Deserta.

“Allora il door stepping non si fa fuori, ma si fa dentro”, pensai con ottimismo. “Gli altri giornalisti devono essere all’interno della sede, magari spaparanzati su un divanetto davanti a un caffè”. (Niente di più sbagliato, come può confermare chiunque abbia fatto almeno una volta un door stepping: si sta fuori, sempre, con qualunque condizione climatica). E mi diressi baldanzosa verso la reception.

“Sono qui per il cda”, dissi con un tono evidentemente così assertivo che il receptionist non ebbe alcun dubbio sulla mia appartenenza alla prestigiosa categoria dei consiglieri di amministrazione. “Secondo piano”, mi rispose. Arrivata al secondo piano, un secondo receptionist (evidentemente meno distratto del primo) mi fulminò con uno sguardo che esprimeva inequivocabilmente la mia estraneità alla stanza dei bottoni. Scappai via con la coda tra le gambe, prontamente raggiunta dall’addetto stampa. Piegato in due dalle risate.

“Ti hanno scambiato per una delle sorelle Ligresti”, disse sghignazzando quel formidabile pr, mentre io arroventavo per la vergogna. Peccato che all’epoca nel cda di Pirelli sedesse non Jonella, che quanto meno per colori non è così diversa da me allora (portavo i capelli lunghi), ma la bionda ed eterea Giulia. E sfido chiunque dotato di diottrie al minimo sindacale a scambiarmi per lei.

Però il punto era questo: una ragazzina smarrita al suo secondo giorno di lavoro poteva tranquillamente essere una Ligresti. Una che magari pensa ad altro, ha altre passioni (Jonella i cavalli, io la musica dei Pearl Jam), ma arriva lì, diligente, con il tailleurino (ero al mio secondo giorno di lavoro e non sapevo ancora che i giornalisti sono autorizzati a vestirsi male), chiede dove si riunisca il cda e sale al secondo piano. Ma poi quando inizia la riunione, cosa succede? Cosa dice, come fa valere le sue opinioni? Qual è il suo contributo all’efficace gestione della compagnia? Cavalli e Pearl Jam temo siano off topic nei cda.

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