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Saras e Facebook quotate lo stesso giorno: la maledizione dei Moratti (povero Zuckerberg)

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Nei giorni in cui si assiste attoniti al crollo in Borsa della matricola Facebook, il ricordo corre dritto a Saras, società di raffinazione di casa Moratti che porta ancora le stimmate di un’Ipo disastrosa: nei primi 12 giorni il titolo, quotato a 6 euro, cedette il 12 per cento.  Ebbene, Facebook ha fatto peggio, lasciando sul terreno in 12 giorni circa il 25 per cento.
E’ pur vero che Saras, nel frattempo, si è premurata di affossare definitivamente le aspettative di coloro, tifosi dell’Inter e non, che avevano deciso di investire nell’Ipo, e oggi vale appena 76 centesimi (ha perso circa l’87%).
Ma è curioso notare che le due società hanno debuttato lo stesso giorno: il 18 maggio 2006 Saras, il 18 maggio 2012 Facebook. Una data che decisamente non porta bene.

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Ma quanto vale Seat? Bondholder e azionisti la pensano diversamente

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Quanto vale Seat Pagine Gialle? Parecchio, a giudicare dalla reazione del mercato, che dopo la notizia del salvataggio della società di directories, arrivata venerdì scorso,  ha riversato sul titolo un’ondata di acquisti. Venerdì il titolo è balzato del 19,52%, lunedì di oltre il 33% e ieri,  dopo un avvio brillante in cui era arrivato fino a un rialzo del 13,29%  nell’intraday, ha poi ripiegato sotto il peso delle prese di beneficio (-4,83%) senza comunque intaccare eccessivamente i guadagni stellari delle due sedute precedenti.

È il caso però di fare comunque qualche calcolo per capire se l’entusiasmo del mercato che ha portato le azioni ad apprezzarsi di un complessivo 50% in tre sedute sia ben riposto.

Dunque, il grosso del debito di Seat è rappresentato dal bond Lighthouse da 1,3 miliardi di euro quotato in Lussemburgo, in mano a istituzionali, che quota al momento intorno al valore nominale (16 euro). In base all’accordo di ristrutturazione del debito con banche e obbligazionisti, i possessori di questo bond ne convertiranno una parte, 1,2 miliardi di euro, in capitale, ricevendo il 90% delle azioni post ristrutturazione.

Se si fa un calcolo proporzionale (1,2 miliardi stanno a 100 come 16 sta a x), comprando il bond a 16 euro si valorizza il 90% della Seat post ristrutturazione a 192 milioni di euro. Aggiungendo un altro 10%, la cifra sale a 211 milioni, che dovrebbe essere quindi il valore del gruppo una volta fatto l’aumento di capitale per la conversione.

Dividendo la cifra per il numero di azioni (che sarà intorno a 19,2 miliardi) si ottiene un valore unitario delle ordinarie a 0,0109 euro.

Ma ieri Seat ha chiuso a 0,063 euro: i conti non tornano. Anche tralasciando altre valutazioni (gli addetti ai lavori fanno notare che il titolo quota con un premio significativo rispetto ai multipli di competitor come PagesJaunes), vale la pena di osservare che la discrepanza tra valore implicito espresso dai bond e valore di Borsa assume anche una connotazione importante alla luce dei soggetti che contribuiscono alla formazione del prezzo.

Perché a fare il prezzo del bond sono gli istituzionali, evidentemente tiepidi sul dossier, mentre la recente ondata di acquisti in Borsa che ha gonfiato la capitalizzazione proviene probabilmente in larga parte dai risparmiatori: gente che in passato si è già scottata parecchio comprando Seat sui massimi, ma che evidentemente non ha imparato granché dai propri errori (o che forse, banalmente, non ha una calcolatrice a portata di mano). Il che, come diceva Guareschi, è bello e istruttivo.

AGGIORNAMENTO AL POST DELLE 12.26. Seat ha appena comunicato che la proposta di ristrutturazione finanziaria del gruppo ha ottenuto un’adesione degli oblbigazionisti senior secured del 97%. Il titolo perde il 7% a 0,0586 euro.