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Tremonti chi?

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Stamane a Milano, Hotel Four Seasons. Sono in ritardo per una conferenza stampa, prendo le scale di corsa e arrivo davanti a un banchetto attorno al quale si muove nervosamente un manipolo di persone, presumibilmente pr. Giornalisti, non pervenuti (che siano tutti in ritardo come me?)

Cerco di capire di che conferenza si tratti, ma non vedo nessuna scritta, nessun logo, niente di niente. Improvvisamente, una folgorazione: che sia la presentazione del libro di Giulio Tremonti, Uscita di sicurezza? (Confesso, l’aver notato per terra un enorme scatolone pieno di libri mi ha messo sulla strada giusta). Chiedo a una donna che dà l’idea di coordinare l’organizzazione se sia così, se sia la presentazione del libro di Tremonti, e lei balbetta: “Ehm, no, cosa vuole?”Prima di lanciarmi nell’elenco di cose che in questo momento vorrei (un caffè, tanto per cominciare) spiego che sto cercando la conferenza stampa di x, e mi sono persa. E aggiungo: “Su, davvero non è la presentazione di Tremonti?” “Ehm… sì… Ma non è aperta al pubblico!” “Ma io non sono pubblico, sono una giornalista economica, non posso accreditarmi?” “Ehm… no”

Dunque, Tremonti presenta il libro, ma evidentemente solo a gente selezionata/invitata (io non ho nemmeno detto quale sia il mio giornale, per cui non può essere snobismo legato alla testata) e l’evento è più blindato di Fort Knox (ma in modo vagamente maldestro, scommetto che se mi fossi presentata con un vassoio di canapé sarei passata inosservata anche se avessi avuto una videocamera gigante).

Caro Tremonti, che male può farle avere qualche giornalista infiltrato alla sua presentazione? Non avrà certo paura di qualche domanda… Dia retta a me: uno dei vantaggi di non avere più una poltrona da ministro (sempre che ce ne siano altri) è che finalmente si può rilassare un po’.

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