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Vegas, lo spread e l’esorcista (Tremonti, esci da questo corpo!)

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Che tenero, Giuseppe Vegas. Stamane il presidente della Consob ha allietato la comunità finanziaria con una filippica contro la “dittatura dello spread” (in ordine sparso: è solo un numero, dà tutto il potere decisionale a chi ha il potere economico, addirittura vanifica il suffragio universale… manca solo la diretta attribuzione allo spread delle dieci piaghe d’Egitto).

Parole che ricordano moltissimo Giulio Tremonti, quando nel suo libro (“Uscita di sicurezza”) dice che “l’ideale campo d’azione dell’homo homini lupus è il mercato finanziario”, e in puro stile OWS parla di “superpotere transnazionale del mercato finanziario”, di “diagramma della paura” (lo spread?) e anche di “dittatura del denaro”.

Tutto questo è bello e istruttivo. Sappiamo che Vegas, competente e apprezzato tecnico (si è smazzato praticamente tutti i passaggi della Finanziaria in tutti i governi Berlusconi, povero) deve molto al tributarista di Sondrio, che lo ha fortissimamente voluto alla Consob. Immaginiamo quindi anche che abbia letto l’ultimo libro dell’ex ministro, anzi forse conosce a memoria tutta la sua bibliografia.

Però sentire qualcun altro che pronuncia parole così tremontiane fa un certo effetto. Per dire, ne avevamo già abbastanza con Tremonti, anche il clone per favore risparmiatecelo.

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E anche oggi c’è qualcuno che scrive “bruciati xxx miliardi”

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Un pregiudizio stilistico, ne convengo, ma i giornalisti hanno le loro piccole ossessioni: il problema è che quando i mercati crollano e leggo che sono stati “bruciati tot fantastilioni” mi viene l’orticaria.

Quanto meno, per coerenza, occorrerebbe trovare l’esatta frase contraria: quando la Borsa sale, cosa succede a quei fantastilioni o fantastiliardi che erano stati bruciati? Risorgono dalle ceneri come l’araba fenice?

Ma quanto vale Seat? Bondholder e azionisti la pensano diversamente

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Quanto vale Seat Pagine Gialle? Parecchio, a giudicare dalla reazione del mercato, che dopo la notizia del salvataggio della società di directories, arrivata venerdì scorso,  ha riversato sul titolo un’ondata di acquisti. Venerdì il titolo è balzato del 19,52%, lunedì di oltre il 33% e ieri,  dopo un avvio brillante in cui era arrivato fino a un rialzo del 13,29%  nell’intraday, ha poi ripiegato sotto il peso delle prese di beneficio (-4,83%) senza comunque intaccare eccessivamente i guadagni stellari delle due sedute precedenti.

È il caso però di fare comunque qualche calcolo per capire se l’entusiasmo del mercato che ha portato le azioni ad apprezzarsi di un complessivo 50% in tre sedute sia ben riposto.

Dunque, il grosso del debito di Seat è rappresentato dal bond Lighthouse da 1,3 miliardi di euro quotato in Lussemburgo, in mano a istituzionali, che quota al momento intorno al valore nominale (16 euro). In base all’accordo di ristrutturazione del debito con banche e obbligazionisti, i possessori di questo bond ne convertiranno una parte, 1,2 miliardi di euro, in capitale, ricevendo il 90% delle azioni post ristrutturazione.

Se si fa un calcolo proporzionale (1,2 miliardi stanno a 100 come 16 sta a x), comprando il bond a 16 euro si valorizza il 90% della Seat post ristrutturazione a 192 milioni di euro. Aggiungendo un altro 10%, la cifra sale a 211 milioni, che dovrebbe essere quindi il valore del gruppo una volta fatto l’aumento di capitale per la conversione.

Dividendo la cifra per il numero di azioni (che sarà intorno a 19,2 miliardi) si ottiene un valore unitario delle ordinarie a 0,0109 euro.

Ma ieri Seat ha chiuso a 0,063 euro: i conti non tornano. Anche tralasciando altre valutazioni (gli addetti ai lavori fanno notare che il titolo quota con un premio significativo rispetto ai multipli di competitor come PagesJaunes), vale la pena di osservare che la discrepanza tra valore implicito espresso dai bond e valore di Borsa assume anche una connotazione importante alla luce dei soggetti che contribuiscono alla formazione del prezzo.

Perché a fare il prezzo del bond sono gli istituzionali, evidentemente tiepidi sul dossier, mentre la recente ondata di acquisti in Borsa che ha gonfiato la capitalizzazione proviene probabilmente in larga parte dai risparmiatori: gente che in passato si è già scottata parecchio comprando Seat sui massimi, ma che evidentemente non ha imparato granché dai propri errori (o che forse, banalmente, non ha una calcolatrice a portata di mano). Il che, come diceva Guareschi, è bello e istruttivo.

AGGIORNAMENTO AL POST DELLE 12.26. Seat ha appena comunicato che la proposta di ristrutturazione finanziaria del gruppo ha ottenuto un’adesione degli oblbigazionisti senior secured del 97%. Il titolo perde il 7% a 0,0586 euro.