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Fiat, dubbio amletico e reminiscenze

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Oggi Fiat è scesa in Borsa, un calo del 3,68% dopo il rally di mercoledì (+5%), prolungato da un piccolo rialzo nella seduta di ieri. “Prese di beneficio”, hanno detto i trader (ripresi dai giornalisti finanziari): una spiegazione sensata, la classica giustificazione a movimenti altrimenti difficilmente spiegabili, l’equivalente negativo di “ricoperture”, gettonatissimo quando un titolo sale e nessuno sa perché ma ha poca voglia di ammetterlo. Argomento, che però non finisce di convincermi del tutto.

In effetti,  qualche perplessità l’avevo già avuta due giorni fa, quando all’annuncio dei risultati 2011 il mercato aveva premiato il titolo con un progresso sostanzioso e volumi di scambio superiori alla media: dai dati era emerso infatti in maniera chiara che il miglioramento delle voci di bilancio principali era dovuto al consolidamento di Chrysler da giugno in poi.  Ok, oggi il gruppo è in effetti Fiat-Chrysler, quindi se l’America va bene festeggia anche Torino, e chiaramente Sergio Marchionne può prendersi la soddisfazione di replicare ai detrattori che avevano storto il naso davanti alla campagna espansionistica su Auburn Hills: “l’avevo detto, io”.

Eppure, c’è ancora un aspetto sul quale vale la pena soffermarsi e al quale gli esperti, in larga maggioranza, non sembrano aver dato grande peso, così come gli investitori che mercoledi hanno inondato il mercato con ordini di acquisto su Fiat. Il gruppo non distribuirà il dividendo sulle azioni ordinarie (verranno remunerate soltanto le privilegiate e le risparmio) perché vuole trattenere la liquidità, ma afferma contemporaneamente di avere liquidità per 20,7 miliardi di euro (compresi 3 miliardi di linee di credito non utilizzate), su un debito industriale di 5,5 miliardi (inclusa Chrysler).

Come ha scritto l’analista Andrew Sentance sul suo blog,  pagare il dividendo sulle ordinarie costerebbe al Lingotto un ulteriore esborso di 130 milioni, che però rappresenta una fetta ben magra di quel tesoretto da 20,7 miliardi. Quindi, perché dare questo dispiacere ai possessori di titoli ordinari? Specie in un momento come questo, in cui in assenza di un orizzonte chiaro sui mercati il payout viene considerato il requisito numero uno per lo stock picking.

E poi, perché deliberare l’emissione di nuovi bond per 3 miliardi? Per di più in un periodo che, con il rating sovrano dell’Italia in caduta, non sembra il migliore per ricorrere al mercato delle obbligazioni. A me un gruppo che dice di sedere su una marea di soldi e poi chiede soldi al mercato (o li nega agli azionisti) desta qualche dubbio. E accende anche qualche reminiscenza. C’era un altro gruppo, in altri tempi, che pubblicava bilanci gonfi di liquidità e poi piazzava obbligazioni a destra e manca, col beneplacito delle banche. Come si chiamava?

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