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La ballata di Fonsai (un rap finanziario, secondo l’FT)

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Sulla Lex Column, oggi il Financial Times sbertuccia il cuore della finanza italiana, denunciando la “rete di interessi bancari, politici e corporate”, un tale accrocchio incestuoso e complicato da poter tranquillamente finire in un best-seller di Dan Brown. Ammesso che perfino uno come Dan Brown – scrive sempre l’Ft – sia in grado di “decifrare il modo in cui banchieri e top manager esercitano il loro potere attraverso partecipazioni incrociate, cenni del capo e ammiccamenti”.

In soldoni, il giornale della City storce  il naso sui legami in Piazzetta Cuccia e dintorni  e sulla soluzione studiata per il salvataggio di Fonsai, incensando per converso  il contro-piano di Sator e Palladio (devono aver apprezzato le parole di Matteo Arpe ieri in conference call), in un pezzo che potrebbe tranquillamente essere trasformato in un rap. Una cosa del genere…

Fusione a quattro vie

per un gruppo disastrato

la regia è di Mediobanca

e Ligresti si è salvato

una banca tuttofare

che finanzia e sottoscrive

con l’appoggio di Unicredit

investito e investitore

per creare un gran colosso

che dia noie a Generali

anche lei della famiglia

della banca è proprio figlia

Già, Fonsai ormai è allo sfascio

e ha bisogno di denaro

per pagare i dividendi

ha buttato a mare i ratio

ma anche  Premafin boccheggia

deve soldi a destra e manca

soprattutto a Mediobanca

con il piano lei è al riparo

può ricapitalizzare

che casino, non è chiaro

se Fonsai può festeggiare

mentre Sator e Palladio

con un piano meno oscuro

evitando la fusione

la riscattan di sicuro

una chance da non mancare

per l’insurance  nazionale

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Pirelli, Volkswagen e la matematica dei bonus

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Non si può che accogliere con orgoglio tutto italico la notizia, annunciata lunedì, che Pirelli ha superato i target del piano 2009-2011. Ma in virtù di tali risultati, il gruppo ha remunerato il senior management con bonus per 77 milioni complessivi, già finanziati da accantonamenti, di cui 13 per il presidente Marco Tronchetti Provera (che sommati ai 7 milioni di stipendio portano la remunerazione complessiva a 20 milioni).

Tralasciamo ogni considerazione sull’impostazione bullish del gruppo in una fase di incertezza come quella attuale, in cui il mercato automotive in Europa, dove Pirelli fa un terzo dei suoi ricavi, è atteso in calo: con ottimismo, il produttore di pneumatici paga generosi bonus e addolcisce la cedola, passata da 0,165 euro a 0,27 euro per azione ordinaria (128 milioni in tutto, cui vanno aggiunti i 4 milioni e passa sulle risparmio).

Ma l’aspetto che colpisce è un altro: in apertura della sezione Companies & Markets del Financial Times di ieri campeggiava un articolo, non proprio benevolo, sulla retribuzione del ceo di Volkswagen, Martin Winterkorn, che tra stipendio, bonus e incentivi di lungo termine si è portato a casa 17,5 milioni in virtù dei risultati stellari raggiunti dalla casa automobilistica. Ma alla pagina successiva, in una fotonotizia su Pirelli, il giornale della City non proferisce verbo sui 20 milioni a Tronchetti (la parte sui bonus, effettivamente, era imboscata verso la fine di un comunicato piuttosto lungo).

Vista l’analogia tra le remunerazioni dei numeri uno, vale però la pena di fare un po’ di comparazione tra i due gruppi: Volkswagen (che tra l’altro non paga solo i supermanager ma darà un bonus di 7.500 euro a 90.000 dipendenti in Germania) ha chiuso il 2011 con ricavi per 159 miliardi e un utile netto di 15,8 miliardi; Pirelli ha riportato ricavi per 5,65 miliardi e un utile di 440,7 milioni, ma paga il presidente più del ceo Volkswagen. E si ostinano a chiamarla Bicocca…

Pubblicato su Finanza & Mercati del 14 marzo 2012