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Pirelli e i fendenti di Gori

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A un anno dalla sua uscita da Pirelli, Francesco Gori si toglie qualche macigno dalla scarpa con un’intervista rilasciata a Giovanni Pons di Repubblica, pubblicata oggi (e finora abbastanza ignorata dalle agenzie).

Il messaggio di Gori è che dalla sua uscita il debito di Pirelli è cresciuto di un miliardo mentre i concorrenti hanno generato cassa, che il presidente e ad (o come direbbero i francesi, pdg) di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, non si è occupato di «costruire una linea di successione» e che il team manageriale «si è inaridito con la perdita di pirelliani di lunga esperienza e competenza».

Gori era stato zitto per un anno intero (chissà se, oltre a una clausola di non concorrenza di tre anni, non ne avesse anche firmata una di riservatezza, magari per un anno soltanto). Adesso non resta che aspettare la risposta di Pirelli – diretta o, più probabilmente, indiretta – alle esternazioni del suo ex manager.

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Telecom Italia, un anno passato inutilmente. Ancora sul rapporto Deloitte

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Pensavamo che quest’anno l’assemblea di Telecom Italia – archiviati i tempi d’oro in cui era addirittura intervenuto Beppe Grillo, a beneficio dei tiggì dell’una – non avrebbe regalato emozioni ai giornalisti. E invece, i vertici del gruppo stamane hanno annunciato a sorpresa l’avvio dell’azione di responsabilità nei confronti di Riccardo Ruggiero, ex amministratore delegato del gruppo, e dell’ex vicepresidente Carlo Buora. Più precisamente, «ha posto in essere un atto interruttivo della prescrizione, propedeutico all’esercizio dell’azione sociale di responsabilità, che sarà inserita all’ordine del giorno in apposita assemblea» nei confronti di Buora per la vicenda della security e di Ruggiero per le sim false.

Nessuna misura nei confronti di Marco Tronchetti Provera. Come si legge in questo articolo di Paolo Biondani pubblicato sull’Espresso di questa settimana, i termini nei confronti dell’ex presidente si sarebbero prescritti nel settembre 2011, cinque anni dopo le dimissioni. Lo ha detto anche Franco Lombardi di Asati in assemblea, nessuno lo ha smentito.

Quello che è strano è che un anno fa qualche pezzo del rapporto Deloitte era filtrato. E quei piccoli pezzi, che avevo avuto modo di leggere, non dicevano granché: sembrava anzi che alla Deloitte non fosse stato possibile fare delle indagini invasive, e che l’esito di tali indagini non avesse fatto emergere elementi a favore di un’azione di responsabilità nei confronti degli ex manager.

Un’ipotesi avvalorata dalla risposta del cda alla richiesta di un’azione di responsabilità: tutti contrari, con l’unica voce dissenziente rappresentata dal consigliere indipendente Luigi Zingales, che però non aveva votato a favore dell’azione ma si era limitato ad astenersi.

A distanza di un anno, grazie all’articolo di Biondani – che evidentemente ha potuto consultare l’intero rapporto Deloitte e non solo delle piccole parti di esso poco rappresentative del tutto – viene fuori che gli elementi per l’azione c’erano. Tanto che  il rapporto è stato messo agli atti delle indagini della Procura di Milano, che ha recentemente chiuso l’inchiesta sulle sim false (per la quale è già caduta, il 5 maggio scorso, la testa di Luca Luciani)

Un anno è passato inutilmente, e nel corso di quest’anno i termini per l’azione nei confronti di uno dei top manager si sono prescritti. Un po’ dispiace di essere stati presi in giro.

Pirelli, Gori fuori. Tronchetti avvia l’era del “ghe pensi mi”

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Francesco Gori, come avevo anticipato su questo blog, ha rassegnato le sue dimissioni da Pirelli. Ha firmato un patto di non concorrenza di tre anni: il che vuol dire che non potrà essere assunto – che so io – da Michelin o da altri competitor del gruppo milanese. Un peccato, perché sicuramente a molte società di pneumatici non sarebbe dispiaciuto potersi avvalere della sua bravura ed esperienza.

Sul motivo delle dimissioni il comunicato di Pirelli glissa. Mentre il numero uno Marco Tronchetti Provera ha dichiarato che “dopo il riassetto organizzativo degli ultimi tempi, che ha portato ad accorciare la catena di controllo all’interno dell’azienda, è chiaro che il ruolo che aveva il dottor Gori gli andava un po’ stretto”.

E in effetti basta un’occhiata a come sono state riorganizzate funzioni e deleghe per capire che Tronchetti deve aver deciso di tornare dominus incontrastato della gestione del gruppo: si parla di un “ulteriore accorciamento della catena decisionale” con il “superamento dell”Executive Office” (= niente ad) e la “contemporanea creazione di due nuovi ruoli a diretto riporto del presidente e chief executive officer, Marco Tronchetti Provera”, ovvero il  chief technical officer, detto anche “cto” (acronimo da scongiuri) e il chief  commercial officer (cco).

Quanto alle previsioni sull’andamento del gruppo, nella nuova era tronchetticentrica, c’è da sottolineare che gli obiettivi sono stati rivisti leggermente al ribasso. Ma sono tempi duri per tutti. Il titolo Pirelli prima e dopo l'annuncio dei dati

Pirelli, Gori in uscita

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Francesco Gori, direttore generale tyre & parts di Pirelli e amministratore delegato di Pirelli Tyre, è in uscita dal gruppo. La voce circola da tempo, e con maggiore insistenza negli ultimi giorni: le dimissioni dovrebbero essere questione di ore.

Già verso la fine dello scorso anno il presidente Marco Tronchetti Provera aveva accentrato su di sé alcune importanti deleghe prendendo la supervisione diretta dei mercati auto, Europa, Russia e la linea Pzero moda.

Il fiorentino Gori, 60 anni tra qualche giorno, una laurea con lode in Economia e commercio all’università di Firenze, era in Pirelli dal lontano 1978: una vita professionale intera. Dopo l’uscita da Telecom e lo spin-off delle attività immobiliari, aveva aiutato la nuova Pirelli a concentrarsi sull’industria e ritornare agli antichi fasti.

Oggi la Bicocca resiste tenacemente alla crisi, aggiorna al rialzo i target del piano industriale, è la cocca degli analisti (recentemente Morgan Stanley l’ha inserita nella lista dei “nifty fifty europei”).

E Gori se ne va. Iscritto a bilancio nel 2011 c’è un bonus triennale per lui da 7,1 milioni, più 3,1 milioni di stipendio. A bilancio nel 2012 sarà iscritta la sua liquidazione.

Pirelli, Volkswagen e la matematica dei bonus

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Non si può che accogliere con orgoglio tutto italico la notizia, annunciata lunedì, che Pirelli ha superato i target del piano 2009-2011. Ma in virtù di tali risultati, il gruppo ha remunerato il senior management con bonus per 77 milioni complessivi, già finanziati da accantonamenti, di cui 13 per il presidente Marco Tronchetti Provera (che sommati ai 7 milioni di stipendio portano la remunerazione complessiva a 20 milioni).

Tralasciamo ogni considerazione sull’impostazione bullish del gruppo in una fase di incertezza come quella attuale, in cui il mercato automotive in Europa, dove Pirelli fa un terzo dei suoi ricavi, è atteso in calo: con ottimismo, il produttore di pneumatici paga generosi bonus e addolcisce la cedola, passata da 0,165 euro a 0,27 euro per azione ordinaria (128 milioni in tutto, cui vanno aggiunti i 4 milioni e passa sulle risparmio).

Ma l’aspetto che colpisce è un altro: in apertura della sezione Companies & Markets del Financial Times di ieri campeggiava un articolo, non proprio benevolo, sulla retribuzione del ceo di Volkswagen, Martin Winterkorn, che tra stipendio, bonus e incentivi di lungo termine si è portato a casa 17,5 milioni in virtù dei risultati stellari raggiunti dalla casa automobilistica. Ma alla pagina successiva, in una fotonotizia su Pirelli, il giornale della City non proferisce verbo sui 20 milioni a Tronchetti (la parte sui bonus, effettivamente, era imboscata verso la fine di un comunicato piuttosto lungo).

Vista l’analogia tra le remunerazioni dei numeri uno, vale però la pena di fare un po’ di comparazione tra i due gruppi: Volkswagen (che tra l’altro non paga solo i supermanager ma darà un bonus di 7.500 euro a 90.000 dipendenti in Germania) ha chiuso il 2011 con ricavi per 159 miliardi e un utile netto di 15,8 miliardi; Pirelli ha riportato ricavi per 5,65 miliardi e un utile di 440,7 milioni, ma paga il presidente più del ceo Volkswagen. E si ostinano a chiamarla Bicocca…

Pubblicato su Finanza & Mercati del 14 marzo 2012