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Parla Della Valle, si salvi chi può

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Diego Della Valle dice di essere preoccupato. Per il futuro di Mediobanca, perché «bisogna capire cosa vuole fare da grande» e «se Renato Pagliaro e Alberto Nagel hanno veramente i numeri per guidare la Banca oppure no». Per Generali, che «ha tutte le carte in regola per fare bene» ma è zavorrata da Mediobanca che è  «un freno al suo sviluppo». E, ovviamente, per Rcs, perché è ora che diventi  «un’azienda normale», che funzioni sulle professionalità dei manager e viva di mercato.

Condivisibili o no, gli strali del patron della Tod’s appaiono tutti indirizzati ai dioscuri di Mediobanca,  Alberto Nagel e Renato Pagliaro, che l’imprenditore sembra voler definire “acerbi”, come se avessero 15 anni e non fossero in Piazzetta Cuccia da una vita: «Se avessero fatto l’amministratore delegato l’uno e il presidente l’altro tra dieci anni, probabilmente quello sarebbe stato il momento giusto».

Ad avere giusto un pizzico di memoria, mi sembra strano perché l’ultima volta che avevo visto un Della Valle così scatenato era stato alla vigilia della Grande Defenestrazione, quando aveva criticato aspramente la gerontocrazia (intesa, come si è visto, nel senso di potere di Geronzi) che dominava la finanza e oggi torna lancia in resta obiettando che due banchieri non proprio imberbi sono in realtà dei pivelli. E dovrebbero invecchiare di dieci anni per diventare più autorevoli.

Ma al di là dell’esegesi del Della-Valle-pensiero, la sparata di ieri fa riflettere. Non sull’osservazione che Mediobanca non sappia cosa fare da grande (ridicolo, è evidente che lo sappia fin troppo bene: vuol fare il master of puppets della finanza). Ma certo non si può negare che in Rcs sopravvivano ancora dei sistemi di gestione barocchi, nonostante il restyling della governance avvenuto lo scorso anno. Né far finta che non esista una sorta di cordone ombelicale tra Generali e Mediobanca: ricordiamo anzi come il terremoto mediatico apparecchiato proprio da Della Valle per spianare la strada all’uscita di Geronzi dal Leone avvenne con il placet (se non la regia) di Piazzetta Cuccia. E forse proprio da quella vicenda, magari percepita come un favore fatto al salotto buono e non ricambiato su partite successive, derivano le critiche di oggi.

Comunque quella volta – è passato un anno, sembra un’era glaciale – Della Valle scese sul piede di guerra e la parabola di Geronzi finì. Oggi si scaglia contro Nagel e Pagliaro. Lo fa per conto proprio, o con l’appoggio di altri? Ma chi potrebbe aver voglia di dar fastidio ai vertici di Mediobanca? Il dossier Fonsai ha suscitato diversi malumori in giro per Milano, e non solo, ma chi potrebbe avere anche il potere di mettere in discussione i due banchieri?

Intanto le agenzie hanno riportato che Luca Cordero di Montezemolo, amico e socio di Della Valle, ha incontrato Silvio Berlusconi, dando il via a molte speculazioni su possibili interessi convergenti con l’ex premier. Forse, quando si capirà il gioco di Montezemolo, si capirà anche quello di Della Valle.


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